Ci sono persone che convivono con il dolore cervicale da mesi, a volte da anni.
Hanno provato a cambiare cuscino, a fare esercizi, massaggi, terapie manuali. Magari per qualche giorno va meglio, poi il dolore ritorna.
E a quel punto è naturale chiedersi:
“Perché la mia cervicale continua a farmi male?”
La risposta, spesso, non si trova guardando soltanto il collo.
Il dolore cervicale cronico è infatti un problema complesso, nel quale possono entrare in gioco muscoli, articolazioni, movimento, fattori psicofisici e il modo in cui il sistema nervoso regola la risposta dell’organismo agli stimoli.
Tra gli elementi che la ricerca sta studiando c’è anche il Sistema Nervoso Autonomo (SNA).
Ed è un aspetto particolarmente interessante perché ci aiuta a comprendere qualcosa che molte persone sperimentano sulla propria pelle:
il dolore non vive isolato nel corpo.
Cervicale, stress e capacità di adattamento
Il Sistema Nervoso Autonomo è quella parte del nostro sistema nervoso che regola automaticamente numerose funzioni dell’organismo, tra cui la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna.
Ogni giorno deve continuamente adattarsi a ciò che accade dentro e fuori di noi.
Uno stimolo fisico, uno sforzo, un momento di stress, una situazione emotivamente impegnativa: il nostro organismo modifica la propria risposta per affrontare ciò che sta succedendo.
Nel dolore cervicale cronico, alcuni studi hanno osservato un’alterazione della regolazione autonomica sia a riposo sia in risposta a stimoli fisici e mentali.
Non significa che lo stress “causi” da solo il dolore cervicale.
E non significa nemmeno che il dolore sia “tutto nella testa”.
Significa qualcosa di più interessante: il sistema che regola le nostre risposte può essere coinvolto nel modo in cui il dolore persistente si manifesta e si mantiene.
Cosa ci dice la ricerca?
Una revisione sistematica, Association of autonomic regulation with pain and disability in patients with chronic neck pain: a systematic review, ha analizzato gli studi osservazionali disponibili sul rapporto tra regolazione autonomica, dolore e disabilità nelle persone con dolore cervicale cronico.
Il dolore cervicale è molto diffuso: la sua prevalenza è stimata intorno al 37% della popolazione mondiale.
È più frequente nelle donne, in tutte le fasce d’età, nelle persone che vivono nei paesi ad alto reddito e nei lavoratori sedentari impiegati in ufficio.
E non si tratta soltanto di avere “il collo contratto”.
Il dolore cervicale cronico può incidere sulla capacità di svolgere le normali attività quotidiane, sulla partecipazione alla vita di tutti i giorni e sulla qualità della vita.
La revisione ha cercato proprio di capire meglio se esista una relazione tra regolazione del sistema autonomo, intensità del dolore e disabilità.
Quando il dolore e il corpo si influenzano
I risultati mostrano alcune associazioni interessanti.
In alcuni studi, le persone che riferivano una maggiore intensità del dolore presentavano anche una minore variabilità della frequenza cardiaca a riposo, uno dei parametri utilizzati per studiare la regolazione del Sistema Nervoso Autonomo.
È stata inoltre osservata un’associazione tra maggiore intensità del dolore e valori più elevati di pressione arteriosa sistolica a riposo.
Sono dati interessanti perché mostrano che, nelle persone studiate, il dolore cervicale non sembra essere associato soltanto a ciò che accade localmente nel collo.
Anche alcuni parametri della regolazione cardiovascolare sembrano essere coinvolti.
Ma c’è un altro aspetto ancora più interessante.
Non conta solo come stiamo a riposo
Il nostro organismo non deve soltanto mantenere l’equilibrio quando tutto è tranquillo.
Deve anche essere in grado di adattarsi quando qualcosa cambia.
La revisione ha evidenziato una relazione tra maggiore disabilità e alcuni parametri della regolazione autonomica a riposo.
Inoltre, le persone con livelli più elevati di disabilità mostravano anche una maggiore variazione della risposta autonomica durante alcuni test di stress fisico, come una prova di prensione manuale mantenuta nel tempo.
In altre parole, la ricerca ci invita a guardare non soltanto a come il corpo sta, ma anche a come risponde quando viene messo alla prova.
Anche la temperatura della pelle può cambiare
In specifici sottogruppi di persone con sintomi presenti da un solo lato, gli studi hanno osservato anche un’associazione tra intensità del dolore e temperatura della superficie cutanea.
Sono stati studiati inoltre diversi altri parametri della variabilità cardiaca, che hanno mostrato associazioni negative, da basse a moderate, con il livello di disabilità misurato attraverso il Neck Disability Index, uno strumento utilizzato per valutare quanto il dolore cervicale interferisca con la vita quotidiana.
Non significa che esista un singolo parametro capace di spiegare il dolore.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più importanti della revisione.
La ricerca non racconta una storia semplice
Gli studi analizzati hanno prodotto anche risultati eterogenei.
In alcuni contesti, infatti, non sono state osservate differenze marcate in determinati test di laboratorio.
Per questo gli autori sottolineano la necessità di continuare a studiare la relazione tra regolazione autonomica, dolore e disabilità.
Ed è importante non andare oltre ciò che la ricerca ci permette di dire.
Quindi lo stress causa la cervicale?
No.
Questa revisione non dimostra che lo stress sia la causa del dolore cervicale.
E non dimostra nemmeno che una disregolazione del Sistema Nervoso Autonomo sia la causa della cervicalgia cronica.
Mostra piuttosto che dolore, disabilità e alcuni parametri della regolazione autonomica sono associati tra loro nei dati analizzati.
È una differenza importante.
Perché quando parliamo di dolore persistente rischiamo facilmente di cadere in due estremi.
- Da una parte, pensare che sia tutto un problema meccanico.
- Dall’altra, pensare che sia tutto “colpa dello stress”.
La realtà è molto più complessa.
Il collo è parte di una persona, non un pezzo separato
Quando una persona arriva da me con dolore cervicale persistente, quindi, non mi interessa soltanto sapere dove fa male.
Mi interessa capire cosa succede quando si muove.
Quanto riesce a muoversi.
Quali attività ha smesso di fare.
Come reagisce allo sforzo.
Quanto il dolore condiziona la sua giornata.
E soprattutto come possiamo restituirle, gradualmente, la possibilità di sentirsi più sicura nel movimento.
Perché il punto non è avere un collo perfetto.
Il punto è tornare ad abitare il proprio corpo con maggiore libertà.
È da qui che nasce il lavoro del Metodo Corpo Stabile
Nel Metodo Corpo Stabile parto proprio da questa idea: il corpo non è una somma di parti da correggere una alla volta.
È un sistema che si muove, si adatta, compensa, apprende.
Per questo il percorso non si limita a lavorare sulla zona dolorosa.
Attraverso il movimento, il respiro, la consapevolezza corporea e un’esposizione progressiva alle attività, l’obiettivo è creare le condizioni per recuperare funzione, fiducia e capacità di adattamento.
Non si tratta di “spegnere” semplicemente il dolore.
E nemmeno di combattere il proprio corpo.
Si tratta di imparare ad ascoltarlo, comprenderne i segnali e tornare gradualmente a fare ciò che il dolore ha reso più difficile.
La ricerca sul Sistema Nervoso Autonomo ci offre quindi una prospettiva interessante:
per comprendere il dolore cervicale persistente, può essere necessario guardare oltre il collo.
Perché il collo è parte del corpo.
E il corpo è parte della persona.
Ed è proprio qui che, per me, inizia la fisioterapia.