In occasione della Giornata Mondiale della Menopausa, lo scorso 17 ottobre ho avuto il piacere di partecipare come relatrice al convegno “Menopausa: Informazione, salute e benessere per ogni fase della vita” patrocinato dal Comune di Marino (RM). È stato un momento prezioso di confronto multidisciplinare dedicato al benessere femminile, ed è proprio dai tanti spunti emersi durante quell’incontro che desidero approfondire qui un tema fondamentale, ma di cui si parla ancora troppo poco: la salute del pavimento pelvico.

Con l’arrivo della perimenopausa e della menopausa, molte donne notano che il proprio corpo inizia a cambiare e a lanciare segnali differenti. Tra i più frequenti — eppure ancora accompagnati da un senso di disagio ingiustificato — ci sono piccole perdite di urina durante un colpo di tosse o uno sforzo, una sensazione di peso nel basso ventre, o un fastidio diffuso durante i rapporti intimi.

Per generazioni ci è stato raccontato che questi disturbi fossero un “inevitabile tributo da pagare all’età” o che la soluzione universale consistesse semplicemente nel “fissare un punto e stringere i muscoli il più possibile durante la giornata”.

La realtà scientifica e biomeccanica racconta un’altra storia: la menopausa non è una diagnosi di fragilità, ma una complessa fase di riassetto endocrino e metabolico. Il pavimento pelvico non ha bisogno di essere contratto alla cieca o trattato come una struttura debole da “aggiustare”, ma di essere compreso nella sua fisiologia, coordinato e accompagnato con la giusta competenza.


Cosa accade davvero ai tessuti durante la transizione menopausale?

Durante la perimenopausa e la menopausa si verifica una progressiva riduzione degli estrogeni circolanti. Poiché le strutture urogenitali sono ricchissime di recettori estrogenici, questo calo ormonale agisce in modo diretto sulla biologia dei tessuti:

  • Perdita di trofismo ed elasticità: L’epitelio si assottiglia e diminuisce la vascolarizzazione locale (quadro noto come Sindrome Genitourinaria della Menopausa). I tessuti meno idratati diventano rigidi e meno capaci di adattarsi alle variazioni di carico.
  • L’ipertono di difesa: Di fronte alla secchezza o al dolore durante la penetrazione, il pavimento pelvico reagisce spesso contraendosi in modo involontario per proteggersi. Si sviluppa così una rigidità muscolare costante (ipertono antalgico) che riduce ulteriormente l’afflusso di sangue e aumenta la sensibilità al dolore.
  • Ritardo nel controllo neuromotorio: Gli automatismi posturali anticipatori (gli APA), ossia quelle micro-attivazioni muscolari che proteggono il bacino frazioni di secondo prima di un aumento improvviso di pressione (come uno starnuto), possono subire un rallentamento, favorendo le fughe urinarie da sforzo.

I due miti più comuni (e cosa dice la scienza)

Mito 1: “Devi solo fare gli esercizi di Kegel e stringere sempre”

In presenza di un muscolo rigido, doloroso o in ipertono, continuare a eseguire contrazioni massimali ripetute equivale ad accelerare con il freno a mano tirato: peggiora la vascolarizzazione e amplifica la sintomatologia.

Inoltre, la letteratura scientifica evidenzia che fino al 50% delle donne, quando prova a fare gli esercizi di Kegel in autonomia e senza una valutazione specialistica, esegue involontariamente una spinta verso il basso (manovra di Valsalva) anziché un reclutamento verso l’alto e l’interno, aumentando la pressione sugli organi pelvici.

La chiave clinica: La vera salute pelvica non risiede nella sola forza di contrazione, ma nell’alternanza fluida tra contrazione, coordinazione e rilasciamento completo, in costante armonia con la respirazione diaframmatica e il fisiologico “effetto pistone” dell’addome.

Mito 2: “Bisogna evitare pesi e addominali per non rovinare il bacino”

La Pressione Intra-Addominale che si genera quando ci alziamo da una sedia, tossiamo o solleviamo la spesa è un evento fisiologico fondamentale. Il problema non è la pressione in sé, ma la capacità del sistema neuromuscolare di gestirla con il giusto timing.

Il pavimento pelvico lavora sempre in catena cinetica con i muscoli dell’anca, i glutei e la parete addominale. Rinunciare al movimento o evitare i carichi impoverisce il muscolo scheletrico e l’osso, che in questa fase hanno invece un vitale bisogno di stimolo meccanico per contrastare la perdita di densità minerale ossea e la sarcopenia. L’obiettivo riabilitativo è l’esposizione progressiva al carico, rieducando il corpo a distribuire le pressioni in totale sicurezza.


L’importanza della prevenzione fin dalla perimenopausa

Perché aspettare che i sintomi diventino invalidanti prima di occuparsi della propria salute pelvica? Iniziare a lavorare sulla fisiologia del bacino già in perimenopausa consente di:

  • Preservare la riserva funzionale e biologica prima che il calo ormonale si consolidi.
  • Rieducare gli automatismi di protezione (come la strategia del “Knack”, ovvero la pre-attivazione consapevole del muscolo prima di uno sforzo) per prevenire l’incontinenza e il prolasso organico.
  • Mantenere una vita intima appagante e senza dolore, combinando la flessibilità muscolare al corretto supporto trofico locale.

Un approccio integrato e basato sulle evidenze (EBM)

Le più recenti linee guida internazionali (tra cui le raccomandazioni NICE NG123/NG210) mostrano chiaramente che la salute pelvica in menopausa richiede un intervento multimodale:

  1. Terapia Estrogenica Locale (LET) o trattamenti idratanti specifici: Su prescrizione medica, ripristinano l’idratazione e il trofismo della mucosa urogenitale in modo mirato e sicuro. (Le evidenze confermano infatti che la sola terapia ormonale sistemica non cura l’incontinenza da sforzo e può talvolta peggiorarla).
  2. Fisioterapia Pelvica supervisionata (PFMT): Indispensabile per rieducare il reclutamento motorio, rilasciare le tensioni miofasciali e ritrovare la coordinazione.
  3. Esercizio terapeutico e stabilità globale: È qui che si inserisce il principio di un corpo stabile: integrare il lavoro del bacino all’interno della biomeccanica di tutto il corpo, migliorando la forza dei grandi distretti muscolari, la capacità metabolica e la sicurezza nei gesti della vita quotidiana.

Un cambio di prospettiva

La transizione menopausale non deve essere vissuta come una resa di fronte a un corpo che cambia, ma come una straordinaria opportunità per ri-connettersi con la propria struttura e investire sulla propria riserva biologica.

Come è emerso chiaramente anche durante il nostro incontro sul territorio, la menopausa non è una fine, ma un nuovo inizio: sta a noi mettere il nostro organismo nelle condizioni ideali per esprimere nuova forza, competenza e sicurezza ad ogni età.

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